Orari delle Sante Messe

Feriali e prefestivo: 18:00

Festivo: 10:30 — 18:00

I sacerdoti della parrocchia

Parroco: don Gaetano Puleo

Viceparroco: don Renato Minio

Eucarestia

L’Eucaristia è «fonte e culmine di tutta la vita cristiana» (Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium).

«Tutti i sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati. Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua» (Concilio Vaticano II, Decr. Presbyterorum ordinis).

«La comunione della vita divina e l’unità del popolo di Dio, su cui si fonda la Chiesa, sono adeguatamente espresse e mirabilmente prodotte dall’Eucaristia. In essa abbiamo il culmine sia dell’azione con cui Dio santifica il mondo in Cristo, sia del culto che gli uomini rendono a Cristo e per lui al Padre nello Spirito Santo» (Sacra Congregazione dei Riti, Istr. Eucharisticum mysterium).

Infine, mediante la celebrazione eucaristica, ci uniamo già alla liturgia del cielo e anticipiamo la vita eterna, quando Dio sarà «tutto in tutti» (1 Cor 15,28).

In breve, l’Eucaristia è il compendio e la somma della nostra fede: «Il nostro modo di pensare è conforme all’Eucaristia, e l’Eucaristia, a sua volta, si accorda con il nostro modo di pensare» (Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses).

L’insondabile ricchezza di questo sacramento si esprime attraverso i diversi nomi che gli si danno. Ciascuno di essi ne evoca aspetti particolari. Ad esempio, lo si chiama:

  • Eucaristia, perché è rendimento di grazie a Dio.
  • Assemblea eucaristica, in quanto l’Eucaristia viene celebrata nell’assemblea dei fedeli, espressione visibile della Chiesa.
  • Comunione, perché, mediante questo sacramento, ci uniamo a Cristo, il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per formare un solo corpo.
  • Santa Messa, perché la liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l’invio dei fedeli («missio») affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana.


Il convito eucaristico è prefigurato nei banchetti di Gesù con i peccatori e gli amici durante la vita pubblica, è istituito nell’ultima cena con i dodici, è confermato nella gioia degli incontri a mensa dopo la resurrezione (discepoli di Emmaus). Dalla Chiesa delle origini è celebrato come cena del Signore risorto e come frazione del pane, segno efficace di comunione fraterna nel Suo nome. Ben presto il rito acquista una dinamica molto precisa, articolata in due grandi momenti, che formano un’unità originaria:

  • la convocazione, la liturgia della Parola, con le letture, l’omelia e la preghiera universale;
  • la liturgia eucaristica, con la presentazione del pane e del vino, l’azione di grazie consacratoria e la Comunione.


Liturgia della Parola e liturgia Eucaristica costituiscono insieme «un solo atto di culto»; la mensa preparata per noi nell’Eucaristia è, infatti, ad un tempo quella della Parola di Dio e quella del Corpo del Signore. Si ripete, in questo modo, la Cena pasquale di Gesù risorto con i suoi discepoli: Lungo il cammino spiegò loro le Scritture; poi, messosi a tavola loro, «prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro» (Lc 24,30).

Alla luce dell’esperienza di Pasqua e di Pentecoste, la Chiesa riprende la preghiera di lode e di benedizione di Gesù al Padre e la prolunga nei secoli. Obbediente al comando di Gesù: “fate questo in memoria di me”, la Chiesa ripete il gesto e le parole del Signore sul pane e sul vino, invocando lo Spirito consacratore.

La liturgia eucaristica rappresenta, nel contesto di una preghiera di lode e di ringraziamento e nella forma di un convito sacrificale, il sacrificio pasquale di Cristo, perché diventi il nostro sacrificio e ci coinvolga nel suo dinamismo di carità. Per tale motivazione i cristiani accorrono in uno stesso luogo per l’assemblea eucaristica, dove li precede Cristo stesso, che è protagonista principale dell’Eucaristia, è il Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza. È lui stesso che presiede in modo invisibile ogni celebrazione eucaristica, infatti il Vescovo o il presbitero agiscono in persona Christi Capitis (nella persona di Cristo Capo). Tutti, comunque, hanno la loro parte attiva nella celebrazione, ciascuno a suo modo: i lettori, coloro che presentano le offerte, coloro che distribuiscono la Comunione, e il popolo intero che manifesta la propria partecipazione attraverso l’Amen.

La comunione eucaristica, pertanto, non ha un carattere intimistico e sentimentale. Fare comunione con il Signore crocifisso e risorto significa donarsi con Lui al Padre ed ai fratelli. Tutto questo si evince chiaramente nella preghiera eucaristica. Essa si divide in due parti; vi è un’ epiclesi sulle specie eucaristiche affinchè diventino il Corpo ed il Sangue di Cristo, e una sull’assemblea affinchè diventi un solo corpo come uno è il Corpo di Cristo; la Chiesa è una in quanto membra di quel Corpo di Cristo di cui Egli è il capo e i fedeli sono stati uniti in un solo corpo mediante la condivisione di un solo pane. 

Non bisogna trascurare il mandato missionario per i fedeli connesso con l'Eucarestia. Essa, infatti, infondendo nel cuore la carità di Cristo e la speranza del regno di Dio, diventa la sorgente della missione del cristiano e della comunità ecclesiale. Ciò è ricordato nei riti conclusivi della celebrazione eucaristica quando, nello concedare l’assemblea viene formulato un invito: “Glorificate il Signore con la vostra vita. Andate in pace”. La messa, pertanto, si prolunga nelle strade, nelle case, nei luoghi del lavoro e del tempo libero.

In considerazione della centralità di questo sacramento nella vita del cristiano si evidenziano di seguito tre atteggiamenti importanti per vivere la Messa in pienezza:

  • preparazione;
  • partecipazione;
  • silenzio.


E’ importante, infattti, prepararsi all’incontro con il Signore, perché agli incontri importanti, di solito, ci si prepara per tempo e bene. Sarebbe perciò strano confinare l’incontro con Gesù nei ritagli di tempo, giungere in ritardo, non curarsi di sapere prima di cosa si parlerà e come si sarà invitati a partecipare con i gesti e con le parole. Non pochi fedeli hanno preso l’abitudine, per evitare questi pericoli, di leggere prima le letture che verranno proclamate alla Messa, utilizzando un messalino o apposite pubblicazioni. Altri cercano di arrivare in Chiesa in anticipo, così da poter prendere parte alle prove di canto o chiedere se c’è bisogno di loro per qualche servizio. Altri preparano una preghiera per l’orazione dei fedeli, tenendo presente i problemi emersi nella settimana a livello sociale o ecclesiale.

La partecipazione, invece, anche se può sembrar banale ricordarlo, la propria presenza fisica all’Eucaristia domenicale. Diventa importante anche una certa stabilità ossia inserirsi nella realtà parrocchiale. Certo,è possibile di tanto in tanto partecipare alla Messa in un santuario o in un luogo di particolare impatto spirituale, ma è bene che il cammino ordinario della persona si misuri con una comunità concreta, alla quale scegliere di appartenere sia nei momenti in cui questo appare più spontaneo ed invitante, sia quando richiede impegno e coerenza. Del resto, già la lettera agli Ebrei invitava ad essere fedeli all’assemblea Eucaristica della propria comunità: “cerchiamo di stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone, senza disertare le nostre riunioni, come alcuni hanno l’abitudine di fare, ma invece esortandoci a vicenda”. C’è un secondo livello di partecipazione: la partecipazione nella forma della parola, del gesto, del canto, del servizio prestato all’assemblea. A poco servirebbe essere presenti come se fossimo assenti, cioè come spettatori o soprammobili, e non come parti integranti di un’azione viva e articolata. Da ultimo, il livello più pieno di partecipazione all’Eucaristia si ha quando si accoglie l’invito di Gesù e della Chiesa e, con le disposizioni spirituali richieste, si accede alla comunione.

Infine, è bene ricordare che tra gli elementi della partecipazione attiva vi è il silenzio, soprattutto durante l’atto penitenziale, dopo l’invito del presidente: “Riconosciamo i nostri peccati…”; dopo l’invito che precede ogni orazione: “Preghiamo”; dopo la lettura del Vangelo e l’omelia, per appropriarci del messaggio trasmesso; dopo la comunione, per una debita interiorizzazione di ciò che è stato fatto in comune.